Saluto e ringrazio tutti i presenti,
noi come ANEI, l’Associazione Nazionale Ex Internati, siamo molto lieti di essere qui ad Amburgo e di inaugurare oggi insieme questa targa commemorativa. Per noi di ANEI è estremamente importante ricordare la storia degli oltre 650.000 soldati italiani che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 tra l’Italia e le forze anglo-americane – quando Italia e la Germania da alleati divennero nemici – furono deportati nei campi del Terzo Reich per il loro rifiuto di continuare a combattere al fianco dei tedeschi.
Hitler li privò del loro status di prigionieri di guerra, li dichiarò internati militari italiani e li ridusse in schiavitù, ovvero li costrinse ai lavori forzati.
Oggi siamo qui, in questo luogo dedicato allo sport e alla vita comunitaria, dove tra il 43 e il 45 molti internati militari italiani furono alloggiati e costretti a condizioni di vita disumane.
Anche qui, come in tanti altri luoghi della Germania del III Reich, si consumò un capitolo terribile della deportazione nazifascista.
Gli IMI si rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana fascista e si rifiutarono di combattere al fianco dei nazisti, pur consapevoli che questa decisione avrebbe significato fame, fatica, violenza, umiliazioni o addirittura la morte. Vorrei ricordare che più di 50.000 di questi uomini non sopravvissero alla prigionia.
La loro Resistenza senza armi fu una delle prime grandi manifestazioni di dissociazione morale e civile dal nazifascismo in Europa e pone questi uomini a pieno titolo come parte della Resistenza italiana ed europea.
Il prossimo 20 settembre 2025, l’Italia, per la prima volta, ad 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, riconosce appieno, anche a questi suoi soldati, il valore della loro “resistenza senz’armi”, con l’istituzione di una ricorrenza che ha un valore storico e morale profondo: la “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale”.
Con questa giornata riportiamo alla luce la loro dignità e il loro contributo alla libertà in Italia e in Europa.
Come presidente nazionale dell’ANEI, oggi mi impegno a trasmettere alle nuove generazioni europee questa memoria, il “no” detto di questi uomini, affinché la lezione morale degli internati militari rimanga viva. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, il bisogno di ricordare è più urgente che mai, il nostro dovere e far sì che il passato non venga mai dimenticato per evitare il ripetersi di errori.
Desidero ora rivolgere un sincero ringraziamento agli amici di Amburgo, che da anni si dedicano con passione e rigore alla ricostruzione della storia degli Internati Militari Italiani.
Il loro lavoro è fondamentale per una memoria condivisa tra tutti coloro che, su fronti diversi, hanno sofferto le conseguenze di una guerra, a riprova concreta che abbiamo saputo, con fatica ma con consapevolezza, trasformare le ferite della storia in ponti di dialogo e responsabilità comune.
Con l’apposizione di questa targa vogliamo restituire dignità a quei soldati e prendere ancora le distanze dall’ideologia nazifascista che è costata la vita a milioni di uomini, donne e bambini. Questa targa dunque non ricorda soltanto i crimini nazisti, ma è anche il simbolo di una memoria participata che si fa costruttrice di pace, da offrire ai giovani perché non cedano all’indifferenza o alla rimozione della storia.
Questa targa non è soltanto un oggetto.
È una voce. È un monito. È un gesto di pace.
Grazie,