Gli italiani e le italiane nel campo di concentramento di Neuengamme: un capitolo dimenticato

Dopo la proclamazione dell’armistizio italiano dell’8 settembre 1943 tra il nuovo governo italiano e gli Alleati, ebbe inizio la deportazione sistematica di italiani nei campi di concentramento tedeschi. Nel campo di concentramento di Neuengamme furono detenuti complessivamente circa 1.200 prigionieri italiani, tra cui circa 100 donne. La maggior parte di loro portava il triangolo rosso dei prigionieri politici. Si trattava di partigiani della Resistenza, antifascisti, partecipanti a scioperi o uomini che si erano rifiutati di prestare servizio nella Repubblica Sociale Italiana fascista (Repubblica di Salò). A questi si aggiungevano internati militari italiani, lavoratori coatti e ebrei perseguitati.

La maggior parte di loro fu trasferita nei campi satellite del campo di concentramento di Neuengamme, dove dovettero svolgere lavori massacranti in condizioni disumane, ad esempio nella costruzione di opere difensive o nell’industria bellica. Il tasso di mortalità tra i prigionieri italiani nel campo di concentramento di Neuengamme, superiore al 30 per cento, era eccezionalmente alto rispetto ad altri gruppi di prigionieri. Tra loro c’era anche Sebastiano Ziliotto di Crespano del Grappa. Fu arrestato insieme ad altri abitanti della sua regione natale sul Monte Grappa e inizialmente deportato nel campo di concentramento di Dachau. Fu l’unico di quel gruppo a finire poi nel campo di concentramento di Neuengamme, dove non sopravvisse alla prigionia. Nel settembre 1944 la Wehrmacht e le SS diedero il via alla cosiddetta «Operazione Piave» sul Monte Grappa, con l’obiettivo di annientare il movimento partigiano. Più di 170 partigiani furono fucilati. Dai paesi intorno al Monte Grappa furono inoltre deportate quasi 50 persone nel campo di concentramento di Dachau e numerose fattorie della regione furono bruciate.

Anche Pietro Beltrando, impiegato come lavoratore coatto ad Amburgo, perse la vita nel campo di concentramento di Neuengamme. Era stato assegnato ai lavori forzati presso l’azienda F. H. Schule Mühlenbau, fu arrestato e assassinato nel campo di concentramento di Neuengamme. Fu vittima della giustizia civile nazista, che lo condannò a morte con l’accusa di «saccheggio». Una targa commemorativa sul Bullerdeich lo ricorda. Per Filippo Faustinelli è stata posata una pietra d’inciampo davanti alla diga di Billhorn. Perse la vita nel campo di concentramento satellite di Drütte (vicino a Braunschweig).

L’evento è dedicato ai percorsi di vita e ai destini di queste persone. Intende mantenere vivo il loro ricordo ad Amburgo e mettere in luce le peculiarità della loro storia di persecuzione. Una sezione speciale sarà dedicata alle vittime dell’«Operazione Piave» sul Monte Grappa.

Organizzatore: Gruppo ANPI di Amburgo, in collaborazione con il «Gruppo di progetto sugli internati militari italiani di Amburgo» – Organizzato con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo

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