8 settembre 2026, ore 18:00, Jarrestraße 26 – Manifestazione in memoria dei lavoratori coatti

Perché hanno detto «no» – Manifestazione in memoria dei lavoratori coatti nazisti a Jarrestadt fino al 1945

Riuscite a immaginare che ogni giorno centinaia di persone marciassero attraverso Jarrestadt, soprattutto lungo la Jarrestraße, scortate e sorvegliate dalla Wehrmacht? Sulle loro divise da lavoro c’erano i contrassegni “P” o “OST”, altri indossavano uniformi militari lacere. Sembravano affamati, i loro vestiti erano in pessime condizioni. Quasi nessuno del quartiere se ne scandalizzava.

La maggior parte di loro era costretta a lavorare presso l’azienda di armamenti Kampnagel nella Jarrestraße. Queste persone erano state deportate in Germania dalla Francia, dai Paesi Bassi, dall’Unione Sovietica o dall’Italia. Altri venivano impiegati nel cortile interno della Barmbeker Straße 24/30, dove dovevano riparare veicoli della Wehrmacht presso l’azienda di Hugo Pfohe. Altri ancora marciavano sotto la sorveglianza della Wehrmacht in direzione della stazione della metropolitana di Saarlandstraße, verso l’azienda di armamenti Heidenreich & Harbeck, che produceva materiale bellico. Nel cortile interno di Jarrestraße 52, presso la lavanderia Wulff, erano costrette a lavorare donne olandesi, belghe e greche. Erano tutte lavoratrici coatte naziste, costrette a lavorare a Jarrestadt per l’industria bellica tedesca o per la Wehrmacht.

Oggi ci risulta quasi impossibile immaginare che fino al 1945 circa mezzo milione di persone fossero impiegate come lavoratori coatti ad Amburgo. Senza il loro lavoro, Amburgo sarebbe crollata durante gli anni della guerra. Anche se a prima vista può sembrare banale: al numero 66 della Jarrestraße si trovava un deposito del servizio di nettezza urbana, dove i lavoratori coatti venivano impiegati nella raccolta dei rifiuti. Ad Amburgo, durante la guerra, la raccolta dei rifiuti poté essere mantenuta in gran parte solo grazie al loro impiego.

A partire dal settembre 1943, migliaia di internati militari italiani (IMI) furono sfruttati come lavoratori coatti in centinaia di aziende amburghesi. Presso la Kampnagel, nel quartiere di Jarrestadt, dovevano lavorare 160 IMI. Presso l’azienda metallurgica Otto Schilling, oggi non più esistente, in Jarrestraße 42, gli IMI erano 80. Presso l’impresa di lavori pubblici Heidtmann in Jarrestraße 48/50, gli IMI erano 15. Nell’allora ristorante Braubach in Jarrestraße 27 si trovava un campo di lavoro forzato per i dipendenti della Heidenreich & Harbeck. Il più grande campo per i lavoratori coatti della Kampnagel si trovava al numero 46/50 di Poßmoorweg. Ma anche sul Kaemmererufer, in Barmbeker Straße, in Forsmannstraße e sul Moorfuhrtweg gli internati militari italiani dovevano lavorare o erano alloggiati in campi di lavoro coatto.

Le condizioni di vita di queste persone erano caratterizzate dalla fame e dalla miseria. Gli ex lavoratori coatti di Kampnagel raccontarono che alla farina per il pane veniva spesso aggiunta segatura o polvere di legno di scarsa qualità. Luigi Di Lieto, nel suo diario sul periodo trascorso come lavoratore coatto presso Kampnagel, raccontò che loro, come IMI, si erano prefissati di «ostacolare il più possibile il lavoro. Organizzavamo in fabbrica una sorta di torneo per i fannulloni». Questa resistenza silenziosa non rimase senza conseguenze. Olivio Capri, un membro dell’IMI presso Otto Schilling in Jarrestraße 42, fu denunciato e rinchiuso nel cosiddetto «campo di rieducazione al lavoro» (AEL) Am Langen Morgen a Wilhelmsburg. Lì avrebbe dovuto «imparare» la disciplina del lavoro sotto un regime di terrore estremo. In questi campi venivano rinchiusi i lavoratori coatti per un periodo massimo di 56 giorni. Successivamente dovevano tornare al loro precedente posto di lavoro oppure venivano trasferiti al campo di concentramento di Neuengamme. Olivio Capri morì il 23 marzo 1945 nel campo di rieducazione al lavoro.

Desideriamo invitarvi cordialmente a una manifestazione che si terrà l’8 settembre 2026 davanti al Kampnagel, all’angolo tra Jarrestraße e Hertha-Feiner-Asmus-Stieg. L’8 settembre 1943, dopo la caduta di Mussolini, l’Italia annunciò l’armistizio con gli Alleati. In risposta, la Wehrmacht tedesca fece prigionieri i soldati italiani. Circa 650.000 degli oltre 800.000 prigionieri si rifiutarono di continuare a combattere a fianco della Wehrmacht. Furono per lo più deportati in Germania e impiegati come lavoratori coatti. Poiché l’Italia sotto Mussolini era stata in precedenza alleata della Germania nazista, questi soldati erano considerati dai nazisti dei «traditori». Furono trattati in modo particolarmente crudele, sia nei campi che sul lavoro. Decine di migliaia di loro non sopravvissero alla prigionia e ai lavori forzati. Il loro «no» al servizio nella Wehrmacht fu un atto di resistenza. Con la nostra manifestazione desideriamo ricordare questo coraggio e il destino di tutti i lavoratori forzati nazisti.

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