Justus Friedrichs fu condannato a morte e fucilato il 23 settembre 1944 sul Monte Grappa, presumibilmente da un tribunale della Wehrmacht con l’accusa di “disertore”. Faceva parte della 10ª Flottiglia di soccorso marittimo dell’Aeronautica Militare, che da marzo a novembre 1943 era di stanza a La Spezia e successivamente trasferì la propria sede a Venezia. Si presume che Friedrichs abbia disertato nel marzo o nell’aprile del 1944. Successivamente si unì alla Resistenza armata.
Esiste un certificato di morte del 31 ottobre 1950, secondo il quale fu fucilato sul Monte Grappa in un giorno sconosciuto e a «ora sconosciuta». Presso l’Archivio Federale tedesco si trova inoltre, nell’archivio centrale delle persone del Servizio tedesco (WASt), una scheda relativa a Justus Friedrichs (sigla dell’Archivio Federale B 563-1 KARTEI/F-1063/176).
Il nostro obiettivo è che una persona come Justus Friedrichs, vittima della giustizia militare nazista, riceva il riconoscimento sociale che gli spetta. Per decenni i disertori sono stati stigmatizzati come “traditori” o “vigliacchi”, mentre i responsabili del massacro del Monte Grappa non sono mai stati chiamati a rispondere giuridicamente delle loro azioni.
Una motivazione frequente alla base della diserzione era la consapevolezza del carattere «criminale e genocida» di quella guerra. Mentre le unità tedesche della Wehrmacht e delle SS – anche in Italia – perpetravano sistematicamente massacri contro la popolazione civile, i disertori decisero di rifiutare di seguire quel sistema.
Un altro esempio amburghese è quello del pittore Willy Colberg, che nel 1944, mentre prestava servizio come marine in Italia, cambiò schieramento e si unì ai partigiani. Il ricordo di tali biografie evidenzia che esistevano margini di manovra individuali per sottrarsi alle stragi.
L’eredità dei disertori amburghesi come Justus Friedrichs o Willy Colberg, che disertarono per poi unirsi alla Resistenza, rimane di grande attualità alla luce dei crescenti conflitti globali. Il ricordo dei disertori promuove una visione critica della storia, che mette in discussione l’obbedienza agli ordini ingiusti e rende omaggio al coraggio del singolo nel rifiutare ordini che nella vita civile non verrebbero mai eseguiti.
Anche se Justus Friedrichs fu assassinato in Italia e lì probabilmente condannato a morte da un tribunale speciale della Wehrmacht, vale la pena dare uno sguardo alla giustizia militare della Wehrmacht ad Amburgo. Amburgo era un centro della giustizia militare nazista, con almeno 13 tribunali di guerra attivi. Solo ad Amburgo, i tribunali della Wehrmacht condussero tra i 65.000 e i 90.000 procedimenti. In luoghi come il carcere preventivo di Holstenglacis, dove avvenivano le esecuzioni con la ghigliottina, e il poligono di Höltigbaum, il terrore del regime nazista veniva messo in atto direttamente all’interno del territorio urbano.
Durante il periodo nazista, ad Amburgo oltre 220 persone di cui si conosce il nome furono condannate a morte dai tribunali della Wehrmacht. A queste si aggiungono le condanne a morte pronunciate dai tribunali speciali di Amburgo, ad esempio contro Pietro Beltrando o Erich de Giske, condannati per reati legati alla guerra.
La ragione principale della nascita del movimento partigiano in Italia a partire dall’autunno del 1943 fu – analogamente a quanto accadde per gli internati militari italiani – il rifiuto di molti italiani di continuare a combattere per la guerra di Hitler e Mussolini dopo l’8 settembre 1943, giorno in cui fu proclamato l’armistizio tra gli Alleati e l’Italia. Decine di migliaia di persone abbandonarono allora l’esercito italiano. Molti di loro si unirono alla resistenza armata in Italia. Il loro «no» si trasformò in lotta armata contro il fascismo e l’occupazione tedesca.